Ha 24 anni, si chiama Roberto Fierro. La sua impresa che intitoleremo “Verso Oriente” è quella di partire da Mondovì ed arrivare a Vladivostok, ultima città della Russia. In bicicletta, su una speciale che monta un telaio molto leggero in carbonio e alluminio. Roberto partirà lunedì 15 marzo e “Provincia granda” seguirà  il viaggio aggiornando sulle tappe che costituisce  certamente un’impresa: oltre 10.000 chilometri pedalati perché, necessariamente, alcune parti del viaggio dovranno essere percorsi con altri mezzi.

   Gli stati interessati sono: Italia, Grecia, Bulgaria, Romania, Ucraina, Confederazione Russia. Le principali città interessate: Venezia, Salonicco, Costanza, Odessa, Volgograd, Ekaterinburg, Novosibirsk. Fierro percorrerà un tratto in traghetto, da Venezia fino alla Grecia. In quattro mesi pensa di poter annunciare il ritorno.

 

“Nel viaggio – spiega il giovane Fierro – si seguirà un’unica direzione: l’Oriente nel suo evolversi tra Italia, Grecia, Bulgaria, Romania, Ucraina e Russia.

   Alla scoperta di parti del mondo affascinanti e talvolta misconosciute: villaggi, città, regioni, Nazioni distanti non solo geograficamente. Eppure accomunate da un legame, a volte evidente, a volte soltanto intuibile e non esplicabile, retaggio di millenarie contaminazioni culturali, di pacifici commerci o traumatiche invasioni e colonizzazioni. Il confine Euro-Asiatico degli Urali diventa così una pura convenzione: l’Asia comincia molto prima, annunciata timidamente dalle guglie di San Marco a Venezia o dai monumenti celebranti Alessandro Magno in Grecia; poi più insistentemente dal misticismo dei monasteri ortodossi in Bulgaria, dai palazzi di Odessa, dai discendenti dei Tartari e dalle sterminate steppe.

   Analogamente, l’Europa sopravvive ad est degli Urali: anche dove gli sciamani interrogano gli spiriti di una natura potente e non sopraffabile; anche dove pascolano le greggi dei pastori nomadi o dove predominano i tratti somatici Kirghizi, Uzbeki, Jacuzi, Mongoli e Buriati. Sopravvive tra gli avi dei primi coloni “bianchi”; tra i milioni di esiliati dallo Stalinismo; nei giovani che in ogni città emulano i coetanei occidentali; nelle pratiche di modelli politico-economici partoriti dalla vecchia Europa; lungo i binari della Transiberiana.

   Verranno dunque attraversati due continenti, per parecchie migliaia di chilometri, ma sempre con la sensazione di percorrere un’immensa zona di frontiera, dove ogni luogo richiama al precedente ed anticipa i successivi, dove tutto è sospeso tra un aldiquà e un aldilà, tra un prima ed un dopo che ovunque coesistono senza annullarsi a vicenda. Tra un Occidente ed un Oriente che, variamente miscelati, formano una terza nuova dimensione, mutevole, impalpabile e non codificabile con stereotipi.

   Mezzo di locomozione principale è una bicicletta, veicolo che proprio per le sue peculiarità consente un rapporto privilegiato e mai banale con i luoghi e le popolazioni attraversate.”